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I genitori spesso si infastidiscono parecchio quando i figli, mediamente dai 5 anni in poi, iniziano a dire le prime bugie più o meno strutturate perché si sentono presi in giro e temono che il piccolo possa crescere come un bugiardo cronico. Eppure, DIRE LE BUGIE è una tappa sana e inevitabile nello sviluppo psichico di tutti i bambini!

Quando un bambino inizia a dire le prime bugie (o mezze verità), infatti, testimonia l’acquisizione di una nuova competenza cognitiva, ovvero la menzogna di un bambino è la dimostrazione del raggiungimento di un’adeguata integrazione cerebrale e della capacità dell’infante di gestire pensieri e sentimenti contrastanti.

Ascoltare il modo in cui un bimbo in età scolare riesce a tenere insieme nella sua testolina due cose allo stesso tempo – la verità e la bugia – è, per me, affascinante! Sì, perché quando un bambino mente vuol dire che il suo cervello è cresciuto e ha abbandonato un modo infantile di osservare il mondo: ora non esiste più solo ciò che si vede ma si è aperta la possibilità di far diventare vero (per l’altro, spesso per il genitore) anche un’altra realtà e si è imparato a tenere in considerazione due cose contemporaneamente!  

Che fare, allora? Non dovremo mica congratularci con il bambino per la bugia che ci sta vendendo, vero? Certo che NO! Ovvio, che non dobbiamo necessariamente fare i finti tonti (o almeno, non sempre… talvolta, può anche andar bene così) ma uno degli antidoti alle bugie e ai sotterfugi dei bimbi è impegnarci ancora di più nella creazione di un sano legame di attaccamento che alimenta il DESIDERIO DI PALESARSI!

Dinnanzi a una bugia di un bambino, quindi, l’atteggiamento più funzionale non è fare il moralizzatore ma anzi impegnarsi ancor più nella relazione con il piccolo affinché lui possa sentirsi SEMPRE al sicuro di raccontarci la verità perché noi siamo lì per ascoltarlo e mai per giudicarlo (pronti a sgridarlo per i suoi errori).

Immaginate che vostro figlio voglia una caramella e se la prenda senza chiedervi nulla per poi negare di averla mangiata, che fare? Forse se non ve l’ha chiesta prima di mangiarla è perché temeva che gli avreste risposto negativamente e, non volendo sentire il rifiuto ma, al contempo, faticando a resistere alla tentazione, l’ha presa di nascosto e poi ha temuto la vostra reazione dinnanzi alla scoperta e ha mentito! È tutto molto più semplice di quanto si possa immaginare! Il bambino ha semplicemente bisogno di imparare a vivere i suoi sentimenti ambivalenti, contrastando gli impulsi che lo spingono a prendere scorciatoie per evitare il “no” che ancora fatica a gestire.

Quindi?

Quindi, concentriamo la nostra attenzione sulla relazione con il bambino per far emergere serenamente tutto il suo tormento interiore sapendo che GLI ISTINTI E GLI IMPULSI FANNO PARTE DI TUTTI NOI e la cosa importante è il modo in cui rispondiamo ad essi!

LA STRADA VERSO L’AUTENTICITA’ È PREPARATA DA ADULTI CHE OFFRONO SOSTEGNO AI BAMBINI MENTRE RIVELANO LA PARTE VULNERABILE DI SE’.

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