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“EDUCARE LA MENTE SENZA EDUCARE IL CUORE NON È EDUCARE” (Aristotele)

img educare la mente

Educare significa, innanzitutto, parlare dolcemente, ma parlare dolcemente NON significa essere melliflui o patetici, né fare un uso indiscriminato di parole positive come fossero intercalari: è inutile dire “bravo” a un bambino senza neppure guardarlo in faccia; è inutile (anzi dannoso) commentare con “bello” un disegno di un bimbo senza neppure averlo visto purché il figlio stia zitto!
Educare rispettosamente un bambino implica prima di tutto OSSERVARLO, ASCOLTARLO ed ENTRARE IN CONNESSIONE CON LUI.
Educare con il significato per l’adulto:
COLTIVARE LA PAZIENZA,
NON AVER FRETTA che il bambino faccia immediatamente ciò che gli si chiede (ahimè quella sarebbe sottomissione).
Parlare/educare dolcemente significa non avere l’urgenza che il bambino cresca più in fretta di quello che deve. Significa rinunciare all’idea che il figlio corrisponda al nostro ideale o all’ideale (Lacan direbbe “fantasma”) di nostra madre, suocera, sorella, cognata o amica.
Se un bimbo in età prescolare lancia oggetti, si sdraia a terra, tocca tutto o si adira (eccessivamente) per un divieto sta semplicemente FACENDO IL BAMBINO, si sta sperimentando, chiedendo A SUO MODO il nostro sguardo-guida, il nostro “oggetto-sguardo”.
Prima di intervenire con un perentorio “NON SI FA” – se non si è in presenza di un pericolo di vita – bisogna quindi OSSERVARLO, cercando di capire cosa sta facendo/dicendo con il suo comportamento. Soltanto se ci sincronizziamo con le sue emozioni possiamo parlargli con RISPETTO ed EMPATIA.
NON PERDIAMO LA PAZIENZA!
Se i bambini fanno qualcosa che ci irrita, prendiamoci NOI del tempo per ascoltarci (USIAMO AUTO-EMPATIA) per cogliere cosa ci crea tensione!
Ascoltiamoci per ascoltare!
LA QUALITÀ DELLA NOSTRA RELAZIONE CON L’ALTRO (bambino o adulto che sia) DIPENDE DALLA QUALITÀ DEL RAPPORTO CHE ABBIAMO CON NOI STESSI.

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