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Educare con rispetto: la mente e il cuore vanno insieme

Elvira Ripamontipsicologa psicoterapeuta
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Educare significa, innanzitutto, parlare dolcemente. Ma parlare dolcemente non vuol dire essere melliflui o patetici, né fare un uso indiscriminato di parole positive come fossero intercalari: è inutile dire “bravo” a un bambino senza neppure guardarlo in faccia, ed è inutile — anzi dannoso — commentare con “bello” un suo disegno senza averlo nemmeno visto, purché il figlio stia zitto.

Educare con rispetto: osservare, ascoltare, connettersi

Educare rispettosamente un bambino implica prima di tutto osservarlo, ascoltarlo ed entrare in connessione con lui. Per l’adulto significa coltivare la pazienza e non avere fretta che il bambino faccia immediatamente ciò che gli si chiede: quella, ahimè, sarebbe sottomissione, non educazione.

Parlare ed educare dolcemente significa non avere l’urgenza che il bambino cresca più in fretta di quanto debba. Significa rinunciare all’idea che il figlio corrisponda al nostro ideale — o all’ideale (Lacan direbbe “fantasma”) di nostra madre, suocera, sorella, cognata o amica.

Quando il bambino “fa il bambino”

Se un bimbo in età prescolare lancia oggetti, si sdraia a terra, tocca tutto o si adira eccessivamente per un divieto, sta semplicemente facendo il bambino: si sta sperimentando e chiede, a suo modo, il nostro sguardo-guida, il nostro “oggetto-sguardo”. Prima di intervenire con un perentorio “non si fa” — se non siamo di fronte a un pericolo di vita — è quindi necessario osservarlo, cercando di capire che cosa sta facendo e dicendo con il suo comportamento. Solo se ci sincronizziamo con le sue emozioni possiamo parlargli con rispetto ed empatia.

Tutto parte da noi: ascoltarci per ascoltare

Non perdiamo la pazienza. Se i bambini fanno qualcosa che ci irrita, prendiamoci noi del tempo per ascoltarci — usiamo l’auto-empatia — per cogliere che cosa ci crea tensione. Ascoltiamoci per ascoltare: la qualità della nostra relazione con l’altro, bambino o adulto che sia, dipende dalla qualità del rapporto che abbiamo con noi stessi.

Domande frequenti

Cosa significa “parlare dolcemente” a un bambino?

Non essere melliflui né riempirlo di “bravo” automatici, ma osservarlo, ascoltarlo ed entrare davvero in connessione con lui.

Pretendere obbedienza immediata è educare?

No: pretendere che faccia subito ciò che gli chiediamo è sottomissione, non educazione. Serve pazienza e rispetto dei tempi.

Cosa fare prima di dire “non si fa”?

Se non c’è un pericolo, osservare e capire il bisogno dietro al comportamento, sincronizzandosi con le sue emozioni.

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"Non si tratta di andare avanti, ma di attraversare il dolore con presenza, parole e relazioni sicure."
Elvira Ripamonti
l’autrice
Elvira Ripamonti

Psicologa e psicoterapeuta a Lecco. Accompagno persone e famiglie nell’elaborazione del lutto e nella gestione della perdita, in studio e online.

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